Riabilitazione

Lombalgia, quando colpisce uno sportivo

 

A cura del Dott. Marcello Santagata

La lombalgia o non è una malattia me è considerata un sintomo per il quale è possibile ipotizzare diversi quadri clinici come ernie discali, contratture muscolari, ecc.lombalgia
Quando si parla di dolore lombare facciamo riferimento a quella porzione anatomica compresa tra le ultime coste e la cresta iliaca, in alcuni casi possiamo associare anche dolori irradiati agli arti in caso di Lombo-cruralgia, Lombo-sciatalgia o un mix dei due.
Da un punto di vista epidemiologico il LOW BACK PAIN è considerato come uno dei problemi maggiormente ricorrenti nella popolazione sportiva che coinvolge circa il 20% degli atleti di qualsiasi livello. Le cause sono tante:

  • • L’atleta non risulta strutturalmente adatto all’impegno fisico richiesto
  • • Scarsa tecnica durante l’esecuzione dei gesti fondamentali, soprattutto se eseguiti anche ad alta velocità
  • • Impatti con il terreno di gioco troppo bruschi
  • • Terreni non idonei al tipo di disciplina
  • • Sovraccarichi

Fondamentale è inquadrare il problema attraverso una corretta anamnesi ed una scrupolosa diagnosi in moda da ridurre i tempi di infortunio. Come in tutti i quadri patologici abbiamo anche qui una distinzione tra evento acuto ed evento cronico che ovviamente sono trattati in modo diverso ed hanno tempi di recupero diversi.
pallavolo lancianoNelle situazione a carattere acuto, nella maggioranza dei casi, ci troviamo di fronte a blocchi vertebrali che rendono impossibile l’esecuzione di qualunque gesto motorio così come anche il camminare. Generalmente in acuto vengono somministrati degli antidolorifici e solo nel primo giorno viene imposto il riposo assoluto a letto, mentre nei giorni a seguire verranno effettuati i primi esercizi di scarico vertebrale e ginnastica posturale. Dal terzo giorno il trattamento manuale è di fondamentale importanza per ridurre ed eliminare le contratture causa di blocchi motori.
Nelle situazioni croniche, ovvero quando vi è una patologia conclamata causa del mal di schiena, è necessario lavorare in postura andando a riprogrammare l’assetto corporeo riequilibrando i carichi e rieducando i gesti atletici mal interpretati dall’atleta. La tecnica di ginnastica posturale più adatta è quella scelta dal terapista in base alle caratteristiche morfologiche del paziente ed ai blocchi articolari che esso presenta, più specificamente possiamo parlare di Riprogrammazione Posturale Globale.
In un programma rieducativo non è da escludere l’impiego dell’acqua in quanto l’effetto antigravitario ed il calore, permettono di ridurre le tensioni muscolari e riarmonizzare i gesti atletici. Con quest’ultima considerazione è doveroso mettere l’accento su un particolare concetto, ovvero: ” Nuoto non è sinonimo di rieducazione in acqua” infatti se mal gestito anche la nostra amata piscina potrebbe risultare non idonea e molte volte anche traumatica.


 

La scoliosi

 

A cura del  Dott. Marcello Santagata

La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale che coinvolge tutti e tre i piani dello spazio. Infatti abbiamo una flessione sul piano scogliosifrontale un inversione delle curve sul piano laterale ed una rotazione delle vertebre sul piano trasverso. Questa patologia si può presentare con numerose varianti:

  • A curva unica ad ampio raggio
  • A curva unica che coinvolge un solo settore della colonna vertebrale
  • A doppia curva o più precisamente ad “S”

In alcune bibliografie sono state descritte anche scoliosi che si presentavano con tre curve ma che comunque risultano essere molto rare e fastidiose per la Riabilitazione.

La diagnosi ortopedica è molto importante ed è possibile quantificare il grado di scoliosi attraverso indagini radiografiche del rachide in toto. E’ molto importante distinguere l’atteggiamento scoliotico dalla vera scoliosi perché  l’atteggiamento non coinvolge la rotazione vertebrale  sul piano trasversale e quindi in maniera molto approssimativa possiamo classificarla come meno preoccupante, anche se l’atteggiamento è considerata l’anticamera del dimorfismo ( scoliosi propriamente detta).

Da un punto di vista del trattamento la ginnastica posturale si colloca come primo ed importante intervento, in quanto è possibile contrastare il processo deformativo della scoliosi. Se vengono superati i 30° di rotazione vertebrale il busto risulta essere un ortese necessario per trattare questa problematica ma che comunque non esclude il trattamento in ginnastica, anzi, la posturale ricopre un ruolo ancor più impostante per evitare un crollo del rachide a causa dell’ipotonia causata dall’utilizzo del corsetto che agisce come un vero e proprio tutore rachideo.

Solo in casi che superano i 40° di rotazione è possibile pensare ad una possibile operazione. Trattare le scoliosi non è un processo semplice ed è molto importante che il ragazzo apprenda, attraverso la presa di coscienza del proprio corpo, dove sono e come sono formate le curve della colonna.scogliosi evoluzione

I trattamenti possono durare anche anni a causa della complessa evolutività del problema.

Concludendo è necessario porre l’accento su un principio fondamentale che è quello dell’età, più la diagnosi di paramorfismo o dismorfismo è precoce più le possibilità che la scoliosi possa rapidamente peggiorare sono alte, l’evolutività è direttamente proporzionale all’età, più si è piccoli più si ha possibilità di aumentare la deformità della colonna.

Dolori ai muscoli flessori della coscia

 

A cura del Dott. Marcello Santagata

Quando si parla dei muscoli posteriori della coscia facciamo riferimento ad un complesso di tre muscoli, ossia il bicipite femorale formato da due capi, il semitendinoso ed il semimembranoso che nell’insieme prendono il nome di hamstring. Anatomicamente possiamo distinguere due piani, uno più superficiale dove troviamo il bicipite femorale ed il semitendinoso ed uno più profondo dove si colloca il semimembranoso. La funzione di questi riabilitazionetre muscoli è quella di flettere la gamba quando creano punto fisso sul bacino ed estendere la coscia quando il punto fisso è posto distalmente sulla gamba.

Gli infortuni in questo compartimento sono frequenti e molto spesso tendono a cronicizzarsi focalizzando la lesione quasi sempre all’altezza della giunzione mio-tendinea, ovvero quella parte anatomica che si trova al confine tra tendine e muscolo. In genere , le lesioni avvengono durante le fasi di sprint e di corsa ad alta velocità.

Diversi sono i fattori che possono causare infortuni:

  1. Uno squilibrio di forza tra i 2 arti
  2. Una squilibrio di forza tra i flessori ed il quadricipite femorale
  3. Una insufficiente estensibilità della gamba
  4. Vecchi traumi che hanno coinvolto la stessa zona anatomica

La caratteristica anatomica dei muscoli flessori risiede nel fatto che parliamo di muscoli bi-articolari, ovvero che oltrepassa 2 articolazioni e quindi a causa del loro lavoro meccanico, molto più complesso rispetto ai mono-articolari,  hanno una maggior possibilità di infortuni. La contrazione riabilitazioneeccentrica degli hamstring risulta essere il momento vulnerabile nei quadri di lesione muscolare.

Le patologie muscolari le possiamo classificare in diversi modi ma in questo articolo ci soffermeremo sulla classificazione in base ai livelli di gravità:

  1. Grado 1: Stiramento, ovvero un eccessivo allungamento del muscolo che riporta un danno inferiore al 5% delle fibre muscolari totali
  2. Grado 2: Rottura Parziale, dove vengono lese buona parte delle fibre muscolari
  3. Grado 3: Rottura Completa

L’obbiettivo del terapista, una volta accertato il tipo di danno, è quello di recuperare la mobilità, l’estensibilità, la forza e la riduzione delle recidive. Nei primi 3-5 giorni dall’infortunio è necessario controllare il dolore e ridurre la tumefazione adottando il programma RICE, successivamente si procederà con la ripresa della mobilità seguendo con cautela la risposta muscolare. Solo alla fine ci concentreremo sulla forza e sulla riatleticizzazione.

I tempi di recupero possono variare da giorni fino a mesi ma dipende dal caso clinico e dal livello prestativo dell’infortunato. Il nemico più grande da dover contrastare sono le formazioni di tessuto cicatriziale che possono avvenire con neoformazione di tessuto connettivale che promuove una disorganizzazione dell’orientamento delle fibre muscolari riducendone la loro capacità contrattile e non rispettando il corretto orientamento in parallelo delle fibre stesse.

Tape Neuro Muscolare (TNM)

 

A cura del Dott. Marcello Santagata

L’idea nasce nel 1973 da una geniale intuizione di un Chiropratico giapponese di nome Kenzo Kase. P1010897Questo particolare tape si basa su una tecnica di applicazione che favorisce una migliore circolazione sanguigna e linfatica, che coadiuva i naturali processi di guarigione.

Il campo di applicazione del TNM è molto ampio in quanto ad ogni tecnica corrisponde un effetto ma possiamo elencarne i più frequenti:

  • nel dolore muscolare
  • nei processi infiammatori
  • nei linfedemi
  • nelle contratture
  • nelle problematiche posturali
  • nei crampiP1010803

Applicare un Tape di questo genere è molto utile in campo riabilitativo in quanto aiuta a ridurre il dolore, riduce la fatica post allenamento e sostiene le articolazione dopo traumi distorsivi.

Il nastro utilizzato per il bendaggio è un tape elastico di diversi colori che è costituito dall’accoppiamento di fibre di cotone e fibre elastiche che conferiscono una estensibilità unidirezionale. Il nastro risulta avere uno spessore simile allo spessore della cute e si presenta con un particolare collante anallergico applicato a sinusoide lungo il lato che andrà applicato sulla pelle.

Questo materiale perfettamente traspirante ed idrorepellente, non contiene sostanze farmacologiche e se ben applP1010816icato e ben conservato ha una durata di applicazione anche oltre i 3 giorni.

Il Tape Neuro Muscolare è sensibile al calore e quindi termo attivante ovvero la sua aderenza alla cute migli
ora se ben riscaldato durante l’applicazione o dopo che viene bagnato. Basta una passata di phon lungo tutta la superficie della benda per migliorare l’aderenza.

I colori sono scelti a piacimento tranne che per il nero in quanto i colori vivi riflettono la luce mentre i colori scuri  tendono ad assorbire i raggi solari promuovendo un aumento di calore locale. A questo proposito è intuitivo capire come un colore vivo verrà utilizzato in caso di infiammazione acuta mentre il nero ha una maggiore propensione per stati dolorosi cronici o di tipo muscolare in via di guarigione.

E’ da tenere in considerazione come i colori molto spesso vengano abbinati secondo i meridiani dell’agopuntura.

Per concludere è importante che il terapista  valuti attentamente il tipo di bendaggio da applicare, studiando attentamente l’effetto che si vuol ottenere e che tipo di necessità ha il paziente al fine di ottimizzare i tempi di recupero e li dove è possibile far eseguire gesti tecnici senza avvertire dolori.