Postura

Anatomia dei  muscoli flessori della coscia

 

A cura del Dott. Marcello Santagata In questo articolo prenderemo in considerazione la regione posteriore della coscia e ci soffermeremo sul complesso muscolare che Anatomia dei  muscoli flessori della coscianell’insieme vengono identificati come Hamstring, per una postura migliore. Gli Hamstring sono l’insieme del Bicipite – femorale, del Semimembranoso e del Semitendinoso che hanno come funzione principale la flessione della gamba, da qui conosciuti anche come muscoli flessori. Bicipite – femorale: Il muscolo Bicipite – femorale è localizzato posteriormente e lateralmente alla coscia ed è provvisto di due capi, uno lungo ed uno breve. Il capo lungo prende origine sulla tuberosità ischiatica mentre il capo breve ha origine lungo il terzo medio della linea aspra del femore. I due capi convergono in un unico ventre che si inserisce sulla testa del perone. Il Bicipite – femorale è innervato da un ramo del nervo Sciatico, dal nervo Tibiale e dal nervo Peroniero ed ha la funzione di flettere e ruotare esternamente la gamba. Semitendinoso: Il muscolo Semitendinoso è posto nella regione postero mediale della coscia, origina dalla tuberosità ischiatica con un tendine comune al capo lungo del Bicipite – femorale e si inserisce sul margine mediale della tibia andando a creare rapporto con altri 2 tendini (del muscolo Sartorio e del muscolo Gracile) per formare il complesso della zampa d’oca. Questo muscolo è innervato dal nervo tibiale ed ha la funzione di flettere ed intraruotare la gamba. Semimembranoso: Il muscolo Semimembranoso è posto più in profondità rispetto al Semitendinoso ed origina dalla tuberosità ischiatica e si inserisce lungo il condilo mediale della tibia all’altezza del legamento collaterale omolaterale. Esso è innervato dal nervo tibiale e permette la flessione e l’intrarotazione della gamba. In conclusione possiamo affermare che la caratteristica comune a questi tre muscoli la possiamo trovare nel fatto che tutti e tre possiedono tendini che si sviluppano in lunghezza e grazie alle loro proporzioni e caratteristiche strutturali possono essere soggetti a numerosi traumi che possono comportare dolori dei muscoli flessori della coscia.

La zampa d’oca

 

A cura del Dott. Marcello Santagata In anatomia quando parliamo di “zampa d’oca” facciamo riferimento ad un complesso di tre tendini che si incontrano all’altezza della porzione antero – mediale della tibia. I tre tendini dei muscoli che entrano a far parte del complesso anatomico sono:

  1. Il tendine distale del muscolo Sartorio
  2. Il tendine distale del muscolo Gracile
  3. Il tendine distale del Semitendinoso

Il termite tanto caratteristico è stato coniato in quanto la morfologia anatomica di questo complesso tendineo ricorda molto l’impronta di una zampa d’oca. La zampa d'ocaMolto spesso la zampa d’oca è soggetta ad infiammazione e non è difficile associare anche quadri di borsiti, ovvero infiammazioni della borsa sinoviale interposta tra in legamento collaterale mediale e la zampa stessa. Le borsiti possiamo considerarle come una delle patologie facenti parte del grande complesso delle patologia da sovraccarico e sono da attribuirsi a fenomeni stresso geni da iper – lavoro. Il meccanismo traumatico, spesse volte, deriva da una scarsa elasticità dei muscoli del complesso della zampa d’oca che comporta una tensione eccessiva dei tre tendini causando dolore nella regione interna del ginocchio. Altri sintomi associati ad una infiammazione sono il gonfiore, anche se in rari casi, e l’evocazione del dolore in digitopressione o durante l’attività motoria.

Tecnica di corsa per i runners

 

A cura del Dott. Marcello Santagata In questo articolo parleremo di come è possibile ottimizzare la tecnica di corsa è che differenza c’è tra stile e tecnica da un punto di vista funzionale. Quando ci apprestiamo ad effettuare un gesto, che sia atletico o che sia quotidiano, il nostro corpo automaticamente cerca di economicizzare la spesa energetica in modo da rendere meno faticoso l’impegno fisico che dobbiamo portare a termine. Il tutto avviene in maniera incondizionata ovvero senza renderci conto di come stiamo effettuando il gesto.  tecnica di corsa Quando parliamo di tecnica ci riferiamo a quella sequenza di movimenti che permettono un efficacia ed una efficienza ottimale che segue dei principi biomeccanici ben precisi, studiati e perfezionati durante l’evoluzione dello sport specifico. Invece lo stile non è altro che una personalizzazione del gesto sport specifico che risponde alle esigenze biomeccaniche del singolo sportivo che si discosta dal gesto didattico che non sempre risponde ai parametri di efficacia ed efficienza. Infatti molti infortuni derivano da gesti mal eseguiti e soprattutto protratti per lunghi periodi che con il tempo comportano infiammazioni, contratture ed altre patologie da sovraccarico. Ciò non vuol dire che se eseguissimo correttamente un gesto atletico, nel modo considerato ottimale, non saremo soggetti ad infortuni ma sicuramente abbasseremo le probabilità di contrarre patologie muscolo – scheletriche che possono diventare croniche e fastidiose. Di seguito illustrerò e spiegherò la tecnica della corsa in modo da porre in dubbio e far riflettere tutti coloro che si apprestano a coprire numerosi chilometri settimanali senza essersi mai domandati se il proprio stile di corsa possa essere ritenuto realmente efficace ed efficiente: FASE DI SPINTA la spintaMolto importante tenere la colonna ben alta e dritta leggermente inclinata in avanti mantenendo un angolo di 90° del gomito. la spinta 2 la spinta errore         FASE DI VOLOvolo Il movimento delle braccia deve essere alternato e cercare di non superare l’angolo di 90° del gomito,così da garantire una maggior stabilità ed un minor dispendio di energia. Inoltre la fase di volo necessità di una spinta che porta il corpo verso l’avanti e non verso l’alto in modo da garantire un’efficacia maggiore nello spostamento.     appoggioFASE DI APPOGGIO Il contatto con il terreno deve essere vicino alla proiezione a terra del baricentro e la gamba deve mantenere una perpendicolarità rispetto al suolo altrimenti, aumentando l’angolo del ginocchio della gamba in appoggio, generiamo un momento di frenata.         VISTA LATERALElaterale Il sollevamento delle ginocchia dipende dalla velocità, più si va veloci è più la coscia raggiungerà la posizione parallela al suolo. Le braccia non devono oscillare troppo, devono rimanere all’interno della linea mediana del corpo in modo da aumentare l’efficacia della corsa e ridurre i traumi nella zona lombare.

Allenamento per i piedi

A cura del Dott. Marcello Santagata Le patologie da sovraccarico sono problematiche che ci pongono in una condizione di svantaggio motorio  tali da limitare le normali attività giornaliere, sia sportive che di normale abitudine. I piedi sono un sistema sensoriale costituiti da 52 ossa e 66 articolazioni, che ricoprono un ruolo fondamentale nella percezione dei carichi e che possono darci in anticipo un pre-avviso di sovraccarico. A causa delle calzature, che indubbiamente ricoprono un ruolo positivo nell’ammortizzazione dei carichi, il nostro piede non sviluppa una corretta propriocezione e spesso troviamo compensi in altre articolazioni per ovviare a richieste fisiche non sempre ottimali per il nostro corpo. Di seguito voglio proporre una serie di esercizi che stimolano i recettori podalici, mobilizzando tutte quelle articolazioni che normalmente non hanno modo di lavorare in quanto sostenute da intersuole sempre più all’avanguardia che limitano lo sviluppo sensoriale del piede.  Con queste affermazioni non voglio far passare l’idea di essere del tutto a favore della corsa minimalista o della camminata “natural” ma è bene dosare e dedicare il giusto tempo a tutto ciò che può apportarci vantaggio in base alle situazioni che dovremo affrontare.

1. Fai scorrere le dita della mano tra le dita dei piedi piedi 1

2. Usa il gomito o una pallina per massaggiare l’intera base piedi 2

3. Usa la mano per spingere le dita del piede avanti e indietro piedi 3

4.  Applica una leggera pressione con i pollici mobilizzando l’avampiede piedi 4

5. Cammina su diverse superfici piedi 5

6. Mobilizza i piedi in tutti i piani dello spazio

 

Dolori vertebrali ed ernie discali

 

A cura del Dott. Marcello Santagata

La colonna vertebrale è costituita da un insieme di unità funzionali. Tali unità funzionali sono costituite da tre strutture: una vertebra superiore, un disco vertebrale e da una vertebra inferiore. Il disco vertebrale è una struttura fibrosa rigonfia d’acqua con al centro una pallina gelatinosa chiamata nucleo polposo.Mal_di_schiena_e_rimedi_chiropratici1

L’ernia discale è il risultato di una dislocazione del nucleo polposo del disco vertebrale verso il canale vertebrale che può comprimere i nervi spinali. Questa problematica possiamo inserirla tra le patologie da sovraccarico in grado di potersi evolvere e peggiorare. Le problematiche discali le possiamo trovare in qualunque zona della colonna vertebrale ma nella maggior parte dei casi sono dislocate nella zona cervicale e lombare in quanto più vulnerabili a causa di una struttura legamentosa più fragile e sottile a testimonianza della loro alta flessibilità.

La protrusione discale, invece, è l’anticamera dell’ernia e la differenza la troviamo nel fatto che l’ernia discale lede il legamento longitudinale posteriore, mentre la protrusione rimane contenuta da tale legamento senza danneggiare nessuna struttura. Il legamento longitudinale posteriore è un lungo legamento che si estende per tutta la colonna vertebrale ponendosi posteriormente ai corpi vertebrali, prendendo contatto anche con i relativi dischiErnie vertebrali.

Da un punto di vista epidemiologico possiamo considerare tali dati:

  • Il 4,8% dei maschi e il 2,5% delle femmine con più di 35 anni sperimenta la sciatica durante la vita.
  • In tutti gli individui, dal 60% all’80% sperimenta mal di schiena durante la vita.
  • Nel 14%, il dolore dura più di 2 settimane.
  • In generale, i maschi hanno una incidenza leggermente superiore rispetto alle femmine.

Considerando un approccio rieducativo è importante capire come il corpo risulta orientato nello spazio ed è necessa
rio indagare sulla ripartizione dei carichi andando a valutare la storia patologica del paziente, la qualità del movimento articolare e la stabilità. La ginnastica posturale risulta essere un ottimo approccio per far si che il processo evolutivo possa rallentarsi e che la sintomatologia possa gradualmente scomparire al fine di migliorare e riportare la persona affetta da tale disturbo ad una vita qualitativamente migliore.